Il Movimento No Base torna ai “Tre Pini” (San Piero a Grado)

Negli ultimi mesi, ma ancor più nelle ultime settimane abbiamo visto come il processo di escalation militare a livello globale si stia intensificando con il plauso dei governi occidentali, della NATO e dell’Unione Europea, in cui il dibattito è sempre più orientato a legittimare una conversione dell’economia ad uso bellico e a preparare la cittadinanza alla possibilità di nuove campagne di arruolamento di massa. 

L’Italia si pone in prima linea nell’avvitamento della guerra: il governo continua ad inviare armi alimentando il conflitto Russo-Ucraino, le navi della Marina Militare sono schierate al comando delle missioni nel Mar Rosso, le istituzioni italiane – accademiche, politiche o economiche che siano – si mettono al servizio di Israele nel genocidio del popolo palestinese.

L’hub logistico militare Toscano diventa sempre più centrale e cruciale nelle strategie che alimentano la guerra in tutto il mondo. I lavoratori dei Porti di Livorno e Genova denunciano l’arrivo di armi, munizioni e mezzi militari diretti a Camp Darby. Mentre si potenzia il porto militare di La Spezia e ci si prepara ad installare un Nuovo Comando NATO a Firenze, Camp Darby e l’aeroporto militare pisano sono il principale crocevia di questo traffico di morte.

La nuova Base per le forze speciali dell’esercito dei reparti GIS (Gruppo di Intervento Speciale) e Carabinieri Paracadutisti Tuscania, rappresenta un tassello fondamentale per il ruolo strategico che il nostro Paese e il nostro territorio assumono nello scenario di guerra globale. Opporsi alla sua costruzione significa ostacolare concretamente l’escalation bellica.

La strategia adottata dalle istituzioni locali e nazionali è quella di mantenere segreti i piani della costruzione della base, non fornendo alcuna risposta alle legittime richieste di trasparenza che arrivano a tutti i livelli dai tanti cittadini e cittadine. Ma il silenzio non è evidentemente sufficiente a fermare la volontà delle persone che sempre più si stanno aggregando a partire dai Punti No Base, quei luoghi nelle città e in provincia che aumentano ogni giorno e che si fanno carico di iniziative per la promozione della cultura antimilitarista e di pace.

L’opposizione alla violenza bellica è maturata sul territorio pisano, gli studenti e le studentesse hanno animato il dibattito nazionale con le mobilitazioni in solidarietà al popolo palestinese, portando al centro il ruolo delle Università e della Ricerca nello sviluppo della tecnologia militare, ribellandosi alla complicità dell’Accademia nella costruzione di guerre e nel genocidio del popolo palestinese. Il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzionamento dello Stato d’Israele, a partire dall’accademia fino alle grandi catene commerciali, trova sempre più consenso nelle coscienze delle persone e nelle scelte critiche di consumo. Ogni persona si sta chiedendo come possa contribuire per mettersi concretamente di traverso alla guerra, al genocidio, alla violenza fascista.


Per questo crediamo che il 25 Aprile, data che celebra la liberazione dell’Italia dal Nazi-fascismo, debba essere una giornata verso una mobilitazione sempre più intensa, per Liberare i nostri territori dalle occupazioni militari straniere e nostrane. Contro le basi attuali e le nuove che vorrebbero costruire privandoci di ulteriori pezzi di Parco Naturale. Una liberazione delle nostre strade dai mezzi militari che aumentano l’insicurezza di chi le attraversa. Che sia un 25 aprile di liberazione dei nostri saperi dall’uso bellico. Che sia liberata la nostra economia dalla tassa per la guerra che cresce ogni giorni di più a scapito delle più urgenti spese sociali.

Una giornata per ritessere reti e consolidare alleanze dentro e fuori Pisa, per discutere e aggiornarsi su quanto accade nelle lotte che animano il nostro territorio.

Che sia un 25 aprile in cui metterci insieme per liberarci dalla guerra, per costruire la pace, presidiando i terreni dei Tre Pini. Un presidio di pace in un’area che vede solo filo spinato, a due passi dall’area CISAM. Un luogo di proprietà dell’Università di Pisa che la mette ancora una volta di fronte alla scelta di prendere parte ripudiando la guerra; un frammento di Parco Naturale che ancora non è stato sottratto dalle esplosioni e il traffico dei militari.

Il movimento sarà lì per l’intera giornata e chiama a raccolta quanti vedono nell’area del Cisam un punto dirimente per il futuro: una nuova base militare o la rinaturalizzazione, una direzione chiara da continuare a percorre insieme. Nel corso della mattinata costruiremo insieme il presidio con dei lavori collettivi di riqualificazione, per poi condividere il pranzo e un pomeriggio di convergenza per costruire la pace con attività contro la guerra, microfono aperto e stand.

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