Nelle ultime due settimane si rincorrono notizie e aggiornamenti sullo stato di avanzamento del progetto della base militare nel parco di San Rossore.

Il Sindaco Conti parla di un imminente avvio dei lavori ad una iniziativa a Coltano, alludendo a fondi che arriveranno nel borgo. Pochi giorni dopo il Consiglio dei Ministri approva uno schema di decreto legge che rifinanzia il progetto della base per 20 milioni nel 2024.

Scopriamo che fra i riferimenti normativi di questo articolato c’è il DPCM che nomina il Commissario straordinario Sessa, con poteri letteralmente illimitati, vero dominus e responsabile delle fasi di progettazione e attuazione. Il decreto viene trasmesso come di consueto a tutti gli organi di controllo per verificarne la legittimità, allegando una minimale informazione sul tipo di infrastruttura (“Realizzazione della nuova sede dei reparti di eccellenza dell’arma dei carabinieri- I Lotto”), una breve descrizione delle attività, il costo stimato del primo lotto (72,5 milioni di euro) e i finanziamenti disponibili (5 milioni di euro!). Ed è a questo punto che entra in scena la Corte dei Conti che chiede conto di alcune cose: la durata indeterminata dell’incarico a Sessa, il dubbio sulla reale possibilità di Sessa di redigere un cronoprogramma dei lavori entro sei mesi dal conferimento dell’incarico e una importante specifica sulle risorse economiche a copertura dei costi visto che su 72,5 milioni previsti solo 5 sono disponibili.

In questo kafkiano scambio di missive il Governo risponde tramite l’avvocatura dello Stato che precise due cose: la durata dell’incarico non è indeterminata ma è legata alla consegna del progetto, consegna rallentata dalla complessa ricaduta socioeconomica sul territorio (e ci fischiano le orecchie) mentre sul piano economico viene finalmente svelata la fonte di copertura dell’opera: il Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027!

Nella stessa missiva si mettono le mani avanti su ciò che è puntualmente avvenuto il 24 giugno: “si segnala che in considerazione del c.d. “caro materiali” (…) saranno disponibili ulteriori fondi di copertura (…)”. Ecco a cosa servono i 20 milioni stanziati nel DL per il 2024.

Potevamo inizialmente pensare che fossero una prima trance del finanziamento complessivo, mentre parliamo di risorse aggiuntive che come avevamo previsto dall’inizio continueranno a crescere e crescere, superando di gran lunga gli iniziali 190 milioni e sottraendo sempre più risorse alla spesa sociale.

L’economia di guerra estrae ricchezza dalle casse dello Stato assottigliando sempre di più le risorse per i bisogni materiali delle persone (sanità, casa, istruzione, lavoro, welfare territoriale) e ingigantendo le entrate dell’industria bellica.

Questi ultimi passaggi ci segnalano l’importanza del nostro lavoro di studio e di inchiesta, la necessità di operare su un terreno di desecretazione, di diffusione e di blocco, di traduzione in senso comune di questi -a tratti incomprensibili- documenti.

Ci segnalano anche la necessità di tornare a dettare i tempi della mobilitazione, facendo sentire la città tutta parte di questa lotta. Il 20-21 luglio dovrà essere un’ulteriore tappa nel nostro percorso politico, per un parco demilitarizzato, per una città disarmata, della pace e della cooperazione.