RASSEGNA STAMPA DEL CORTEO “FERMARE L’ESCALATION” DEL 21 OTTOBRE A SAN PIERO A GRADO

RASSEGNA STAMPA DEL CORTEO “FERMARE L’ESCALATION” DEL 21 OTTOBRE A SAN PIERO A GRADO

🔴  A livello nazionale l’interesse ad oscurare momenti di mobilitazione contro guerra e escalation militare come quelli di ieri è sempre più evidente. Da un lato i media mainstream lavorano sistematicamente per indirizzare l’opinione pubblica verso il sostegno alla guerra e la corsa al riarmo come uniche forme di tutela e di futuro possibili. Dall’altro si prova a invisibilizzare qualsiasi manifestazione di contrarietà ai massacri e ai conflitti globali che sempre più ci coinvolgono come anche qualsiasi rivendicazione di bisogni che non siano gli investimenti militari.

🔴 Ieri tutto il corteo ha sostenuto una radicale presa di posizione pacifista che si è manifestata concretamente con l’entrata determinata nei confini del CISAM dopo aver abbattuto collettivamente metri di rete. Questo momento è stato l’espressione di una volontà popolare condivisa dal corteo intero, sia dalle centinaia di persone che hanno raggiunto l’obiettivo di entrare insieme nel perimetro della futura base sia dalle tante persone che attendevano solidali in piazza prima di concludere insieme la giornata di mobilitazione. Raccontare in maniera falsata questo momento come un’iniziativa di un gruppuscolo di pochi subito bloccato dalle forze dell’ordine è un volontario tentativo di depotenziamento della giornata di ieri e delle possibilità del Movimento. Per questo è fondamentale la narrazione ampia e condivisa di ciò che si è dato ieri che già sta inondando la rete di foto e video e parole di tutt coloro che erano presenti con noi che stanno restituendo e diffondendo, oltre le parole dei media mainstream, la reale potenza di quei momenti.

Per questo invitiamo tutt coloro avessero fatto foto e video della giornata a condividerli con noi scrivendo in privato alle pagine social del movimento no base o mandando cartelle condivise alla mail movimentonobasepisa@gmail.com

L’importantissimo momento di ieri  non è che un passo in avanti per lo sfondamento di questo silenziamento mediatico e per la sempre più forte diffusione dell’idea che liberare concretamente e diffusamente i nostri territori dalla guerra è possibile riempendo le piazze, i territori di questa possibilità. 

👉Questo è il comunicato scritto dal movimento no base per la stampa
https://nobasecoltano.it/liberiamo-il-parco-dalle-basi-militari-e-le-guerre-invasa-la-base-cisam-a-san-piero-a-grado/


👉 Qui la rassegna stampa/video sull’importantissima giornata di mobilitazione di ieri.

Per una foto-cronaca della giornata 

Giornali



Tirreno

https://drive.google.com/file/d/1kzj0cJfdEfs6g6uVxQUclJnoe1vhcmDM/view?usp=sharing


Cascina notizie

https://www.cascinanotizie.it/no-alla-base-nel-parco-no-allescalation-bellica-medio-oriente-migliaia-corteo


Nazione

  1. https://drive.google.com/file/d/1JavbQD2CSjqLyNI9kcga_vNEqmd3eG8M/view?usp=sharing
  2. https://drive.google.com/file/d/15xhwWBZiowd1P0u88FdFjuB6xW2B4RY1/view?usp=sharing

Il Manifesto

https://drive.google.com/drive/u/1/folders/1QoRj9pWTsRKayM-ramIPuRJ8nizkGf0P

Video / tv

Video nazione su Invasione CISAM

https://www.lanazione.it/video/blitz-dei-no-base-dentro-area-cisam-a-pisa-k9ca4bi8?fbclid=PAAaYaD2ofBHA4eQQd-JsmzUYh7UOZBYlmtUzuAoHfEtmOo7cjRLxN0p7FPHo_aem_Ac4_qwMXpQ3h0-uvH4dvOfsHewzw7Vk-L43nJquTkapaCTIe2cW8OYPvhfFBR_E7zHM

Canale 50

https://50canale.tv/programmi/trasmissioni/tg-50-news


Rai News

https://www.rainews.it/tgr/toscana/video/2023/10/–fermiamo-lescalation-bellica-pisa-contro-la-guerra–b6c9dbff-370c-4738-bfa3-c35774c5763a.html?nxtep

Corriere Fiorentino

https://video.corrierefiorentino.corriere.it/pisa-in-duemila-alla-marcia-contro-la-base-militare-e-per-la-palestina-il-video/2d2843ca-e315-413b-b443-bade72e40xlk

Telegranducato

Pisatoday

https://www.pisatoday.it/video/base-militare-cisam-protesta-san-piero-pisa-21-ottobre-2023.html

Radio

Radiosonar

https://radiosonar.net/fermare-lescalation-in-migliaia-a-pisa-palermo-e-in-sardegna/

Radio

Liberiamo il Parco dalle basi militari e le guerre: Invasa la base CISAM a San Piero a Grado

Liberiamo il Parco dalle basi militari e le guerre: Invasa la base CISAM a San Piero a Grado

Comunicato stampa a seguito della manifestazione del 21 ottobre a San Piero a Grado

L’imponente corteo per “Fermare l’escalation”, promosso dal movimento No Base e partecipato da più di 5mila persone sotto la pioggia, è terminato con una invasione di massa che ha divelto le reti della base militare del Cisam, dove è prevista la nuova collocazione per la base militare dei Gruppi Intervento Speciale dei Carabinieri inizialmente pensata dal governo nella tenuta di Coltano.

Decine e decine di metri di filo spinato sono caduti facendo entrare, a poca distanza dai plotoni di forze dell’ordine, centinaia di persone in un’area fino ad oggi militarizzata e preclusa alla cittadinanza. Centinaia di persone hanno piantato su quel terreno bandiere della pace e del movimento no base, portando un duplice e chiaro messaggio: nessuna base in area che dovrebbe essere rinaturalizzata per nessuna guerra. Si è così conclusa la manifestazione, dopo aver affrontato una pioggia battente e dato voce alle tante esperienze e realtà sociali, transfemministe, sindacali e politiche che si sono unite contro l’escalation di guerra, tra cui realtà per la Palestina e anche il movimento per la liberazione del Kurdistan.
La presenza di movimenti territoriali, realtà pacifiste e in lotta per l’autodeterminazione dei popoli non si è fermata solo alla fortissima denuncia delle catastrofi che “guerra, armi e fossile” stanno producendo per tutta la società e l’ambiente, ma ha voluto mettere in pratica il messaggio che è possibile e necessario prendere posizione e parte attiva contro la pericolosa corsa verso una sempre più concreta possibilità di terza guerra mondiale. Un impegno collettivo quello assunto con la manifestazione del 21 ottobre: impedire che né un centimetro di suolo naturale e né un centesimo vengano destinati all’economia di guerra. Il corteo ha espresso con evidenza l’esigenza di un conflitto tra una variegata e determinata popolazione che vuole la pace, la democrazia e garanzie sociali e chi vuole portare avanti, nelle segrete stanze della istituzioni, i progetti di infrastrutture militari destinati da un lato a devastare i territori locali e dell’altro ad alimentare la guerra a livello internazionale. Una politica che porta svantaggi alle comunità locali ed esporta morte all’estero che deve essere invertita, per questo ribadiamo che la giornata di ieri è solo una tappa di un processo più ampio per fermare l’escalation.

Movimento No Base né a Coltano né altrove

Appello a una mobilitazione generale il 21 ottobre contro guerra, armi e fossile!

Appello a una mobilitazione generale il 21 ottobre contro guerra, armi e fossile!

Appello a una mobilitazione generale il 21 ottobre da FERMARE L’ESCALATION

PER SAPERNE DI PIÚ VAI AL SITO DI FERMARE L’ESCALATION

Ricondividiamo di seguito l’appello redatto come Fermare l’Escalation verso la grande mobilitazione del 21 ottobre che vedrà il nostro territorio attraversato da una grande manifestazione centrale per la nostra lotta contro la base (anche visti gli ultimi aggiornamenti), ma anche per l’espressione di un’opposizione chiara all’’escalation militare e patriarcale globale che stiamo affrontando, con conseguenze rovinose per i territori e le vite delle persone che li abitano e attraversano.

C’è una stretta connessione tra la militarizzazione dei territori in cui viviamo e le politiche di guerra che l’attuale governo conduce in continuità con quelli precedenti. Per questo la lotta contro la militarizzazione e la costruzione di nuove basi militari deve intrecciarsi con la lotta per fermare l’escalation globale verso la guerra. In tale prospettiva “Fermare l’escalation” nasce come processo di mobilitazione di diverse realtà di lotta politica, sindacale, sociale, ecologica, transfemminista, dell’associazionismo, del mondo antimilitarista, pacifista e di quello della giustizia climatica, dei nodi territoriali contro le grandi opere, i disastri ambientali ed il fossile. 

“Le guerre non scoppiano, si preparano”, è una delle espressioni che abbiamo pronunciato più volte: come possiamo fare in modo di costruire una fiducia nella possibilità di inceppare questa preparazione? 

L’escalation che stiamo affrontando è globale e ha conseguenze rovinose per i territori e le vite delle persone che li abitano e attraversano. In questa realtà fatta di schemi patriarcali, guerrafondai, capitalisti ed ecocidi vogliamo andare oltre ogni binarismo, contro Putin e contro la NATO, mettendo a tema quanto sia fondante la guerra per il sistema distruttivo in cui viviamo e per la sua riproduzione e quindi rifiutandola in tutti i suoi aspetti e dinamiche. 

Questo alle nostre latitudini si confronta, oltre che con il militarismo italiano, con la ripresa del nucleare civile e militare e con la con la presenza massiccia di basi e logistiche militari USA e NATO utilizzate per mantenere un ordine di dominio globale strategico i cui costi vengono pagati dalle popolazioni. 

Il controllo e l’investimento sulle fonti energetiche, soprattutto fossili, rappresenta uno dei modi attraverso cui si ridisegnano le sfere di influenza mondiali  dalle quali dobbiamo uscire, da est a ovest, da nord a sud. Le guerre ne sono naturale conseguenza: l’escalation militare in cui fossile e guerra sono intrecciate si configura come una forma di estrattivismo neocoloniale.

In maniera trasversale vediamo un irrigidimento ulteriore della cultura patriarcale e nazionalista e dei ruoli di genere ad essa associati, che trova massima espressione nella cultura della guerra e ne è fondamento. È in costante aumento la violenza di genere, perché la promozione del militarismo come unica prospettiva è alla base di ogni cultura dello stupro. Questo nel nostro paese si accompagna al restringimento dei diritti riproduttivi e genitoriali, che sta nel quadro di un attacco a questi diritti attivo in tutta Europa. 

L’economia di guerra sottrae risorse e possibilità alla popolazione: mentre miliardi vengono spesi in armamenti e militarizzazione assistiamo alla cancellazione del Reddito di Cittadinanza, tagli ai servizi ed al welfare sempre più privatizzato. La guerra è anche uno strumento per togliere risorse allə più deboli per accentrarle nelle mani dellə più ricchə: la speculazione finanziaria sui prezzi che ha provocato l’inflazione è solo un esempio tra gli altri.
C’è inoltre una guerra portata avanti da tempo dall’Unione europea contro i corpi migranti che produce morti, dispositivi securitari e una sempre maggiore militarizzazione delle frontiere.

In questo momento, per contrastare il governo e il partito unico della guerra, c’è l’esigenza di costruire a livello generale e nazionale un processo comune di mobilitazione contro l’escalation, che siaradicato in ogni territorio in maniera interconnessa e sinergica. In questo processo comune rientra la mobilitazione generale e nazionale del 21 ottobre, data in cui  ci saranno due manifestazioni: a Pisa e in Sicilia, precedute dalla giornata di sciopero generale contro la guerra e l’economia di guerra del 20 ottobre.

I punti centrali del processo di lotta,  conoscenza e organizzazione che vogliamo intraprendere riguardano: 

  • La cultura della pace contro quella della guerra e le forme di militarizzazione e disciplinamento negli ambienti formativi;
  •  Il dirottamento dei fondi del PNRR e del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione verso nuovi investimenti per il riarmo e le fonti fossili;
  • Le occupazioni militari sui territori e la militarizzazione delle frontiere la libertà di movimento delle persone; 
  • Le conseguenze ambientali e sulla salute delle occupazioni militari e della dimensione complessiva di escalation bellica e militarizzazione nel suo legame con l’estrattivismo fossile;
  • L’aumento dei costi della vita in relazione ai salari e privatizzazione e/o assenza di servizi;

21 OTTOBRE MOBILITAZIONE GENERALE A PISA E IN SICILIA
#Fermarelescalation #21ottobrenoescalation
Appello all’Università di Pisa e al mondo accademico a sostegno del campeggio “Fermare l’escalation”

Appello all’Università di Pisa e al mondo accademico a sostegno del campeggio “Fermare l’escalation”

Ci rivolgiamo all’Università di Pisa, al mondo accademico, della ricerca, della scienza e della formazione in relazione al campeggio “Fermare l’escalation” che promuoveremo a Pisa dal 13 al 16 luglio.

Nel momento storico che stiamo attraversando assistiamo a una sempre più pervasiva escalation militare, che coinvolge ogni aspetto delle nostre vite. Vediamo i nostri governi dirottare progressivamente le risorse economiche, materiali e culturali su ambiti di produzione e investimento bellico; aumenta l’occupazione dei territori civili e naturalistici per le esercitazioni militari; si intensifica l’invio delle armi verso le zone di conflitto in tutto il mondo e con esso anche il riarmo generalizzato. In questo contesto, molti territori italiani, compreso il nostro, stanno diventando piattaforme di guerra attraverso la costruzione di basi e infrastrutture militari, portandoci sul crinale di una terza guerra mondiale. Da più di un anno, proprio nel territorio pisano, è stato scoperto un progetto per la costruzione di una nuova base militare, che si inserisce in una zona già ampiamente militarizzata e che contribuisce a questa escalation attraverso il transito e l’invio di armi, l’addestramento di forze speciali e la proiezione dell’Italia negli scenari di guerra in corso e in quelli che verranno.

In questo contesto, anche i luoghi della formazione sono investiti dalla tendenza generale alla guerra: da anni si moltiplicano nelle scuole iniziative volte a normalizzare l’uso internazionale della forza, introducendo elementi di ideologia bellicista nel processo formativo e incoraggiando l’arruolamento delle giovani generazioni.

Crediamo che l’Università di Pisa possa e debba esprimere principi e valori alternativi rispetto all’attuale tendenza militarista. L’istituzione dei corsi di laurea in Scienze per la Pace,  la presenza del Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace, l’adesione alla Rete delle Università per la Pace indicano la volontà e la possibilità di promuovere saperi critici e incompatibili con un orizzonte di guerra. Crediamo sia importante  valorizzare ancora di più il ruolo dell’Università come istituzione civile e culturale, promotrice di pace e giustizia. Ciò significa, innanzitutto, facilitare la costruzione di spazi di discussione e cooperazione contro l’escalation militare in corso, mettere a disposizione i propri spazi per permettere l’incontro di studenti, società civile, associazioni, movimenti e aprire un dialogo con la cittadinanza, a sostegno di un percorso di mobilitazione per la pace. 

Questa può essere un’occasione per discutere il ruolo delle istituzioni universitarie in relazione all’industria bellica, la non neutralità della ricerca, del trasferimento tecnologico e dei saperi tra i settori civili e militari, che possa portare anche a revocare gli accordi che l’Università di Pisa ha con aziende produttrici di armi e legate alla filiera bellica quali Leonardo SpA, MBDA Italia SpA, Beretta SpA, HPE Coxa e altre. In questo quadro, l’Università può dare un contributo importante nel mettere radicalmente in discussione l’idea che la guerra sia un fatto ineludibile e permanente nelle nostre vite.

L’Università di Pisa, come istituzione votata alla ricerca e alla conoscenza, può dare un contributo concreto a democratizzare il governo del territorio di cui fa parte, favorendo la decisionalità della cittadinanza e di tutte le persone che lo abitano rispetto alle politiche di guerra che vengono imposte alla società, in cui si inserisce anche la costruzione della nuova base militare.

Fondamentali decisioni collettive, che riguardano l’impiego delle risorse economiche, devono essere oggetto di discussione pubblica: è il caso dei 190 milioni sottratti dal fondo di Coesione e Sviluppo per il progetto della nuova base militare, che dovrebbe ospitare il Gruppo di Intervento Speciale e il 1º reggimento paracadutisti “Tuscania”. Il problema è di scala europea: è recente la decisione dell’Europarlamento di dirottare i fondi del PNRR verso le crescenti spese militari. Mentre aumenta la spesa in armamenti, assistiamo a un progressivo definanziamento del mondo dell’istruzione, con le università che avrebbero bisogno di nuovi investimenti per la ricerca pubblica, per l’accessibilità e il diritto allo studio, per la promozione di saperi critici e rivolti allo sviluppo civile della società e dell’essere umano in un contesto di pace.

Abbiamo deciso, in un’assemblea pubblica, di organizzare un campeggio nei giorni 13-16 luglio dal nome “Fermare l’escalation” in cui concretizzare una prospettiva di cooperazione, dialogo e mobilitazione per la pace e per la demilitarizzazione della società, a partire da un confronto nazionale con persone e realtà associative e politiche provenienti da tutta Italia. Riteniamo che la località “Tre Pini”, a San Piero a Grado, di proprietà dell’Università di Pisa, rappresenti simbolicamente l’area ideale dove svolgere questo campeggio: posta proprio all’interno del Parco Naturale di San Rossore, tra i campi in uso dal Dipartimento di Agraria  e le aree già fortemente militarizzate del CISAM e di Camp Darby. Un’area che è stata, per anni, luogo di incontro e di scambio di realtà associative, come i gruppi scout, che hanno visto progressivamente restringere il loro spazio di agibilità.

Per questo chiediamo pubblicamente all’Università di Pisa, nello spirito di promozione dei valori democratici e di una cultura di pace, di facilitare il confronto e il dialogo collettivo nel territorio pisano contro l’escalation, mettendo a disposizione i propri terreni per lo svolgimento del campeggio

Pisa ha la possibilità di essere centrale nel processo di costruzione di una pace autentica, non retorica, che parta dai territori e dall’autodeterminazione di chi li abita. Allo stesso modo, riteniamo sia una responsabilità collettiva contribuire attivamente alla demilitarizzazione dei nostri territori, dell’economia e della cultura, e sostenere la promozione dei percorsi di attivazione che si stanno costruendo, a livello locale e nazionale, per fermare l’escalation bellica.